La notizia del giorno

monocellule di Domenico D'Adamo
di Domenico D'Adamo

10/06/2017 - pag28

Manca meno di un anno alla prossime elezioni regionali e in molti iniziano a scaldare i motori. In questi casi è buona pratica riordinare l’elenco del lavoro svolto durante la legislatura e presentare un bilancio delle cose fatte e di quello appena iniziato, tutto questo farà parte dello storytelling che ognuno saprà costruire. Sarà nostro impegno decriptare la comunicazione elettorale distinguendo la narrazione dalla realtà. Sembra tuttavia necessaria una sana ricognizione delle risorse in campo, quelle materiali e quelle umane, e del loro attuale rapporto con i partiti o gruppi civici dai quali le stesse provengono, per capire chi ha mantenuto gli impegni e chi no. In questi quattro anni sono cambiate molte casacche e di conseguenza sarà impegnativo capire se vi sono state ragioni nobili per giustificare la mutazione così come sarà complicato comprendere il perché delle indelebili coerenze o presunte tali, partendo dai primi atti compiuti, consapevoli che, come si dice da noi, il buongiorno si vede dal mattino.

Bisognerà riportare il calendario al primo giorno di “scuola” e ripercorrere l’intera legislatura, iniziando dall’ immatricolazione, per esprimere un giudizio di idoneità sul lavoro svolto dai signori della politica. Sempre più spesso i politici si lamentano della proliferazione dei partiti eppure basta riflettere sulle leggi che essi stessi approvano per capire che lavorano con ostinata determinazione per realizzare il contrario di ciò che invece predicano. La legge regionale molisana che regola la vita dei gruppi “esclude  in ogni caso la contribuzione a gruppi composti da un solo consigliere, [fin qui tutto  bene], salvo quelli che risultino così composti all'esito delle elezioni o che si siano ridotti ad un unico componente nel corso della legislatura, [qui la schizofrenia ha il sopravvento]” e, per consentire la assoluta indipendenza del consigliere da qualsiasi condizionamento, non è comunque esclusa la possibilità di costituire gruppi monocellulari, scusate l’ossimoro, nuovi, ma senza ulteriori costi per l’ Amministrazione. Purtroppo di questi gruppi se ne sconosce l’esistenza, della serie: prima la pancia e poi la coscienza. Basterebbe questo a spiegare perché la Regione Molise spende, per il funzionamento dei gruppi consiliari, più di ogni regione italiana  ma, c’è anche dell’altro.

In consiglio regionale, esistono oggi 15 gruppi consiliari occupati da venti consiglieri, oltre al presidente Frattura che staziona nel gruppo di “Il Molise di Tutti”, insieme a Cristiano Di Pietro, il quale dopo essersi candidato con “L’Italia dei Valori”, come primo atto formale, ha scelto di svolgere il suo lavoro in un gruppo diverso da quello per il quale è stato eletto, ottenendo tuttavia in premio la presidenza del nuovo gruppo e lasciando al collega Parpiglia, eletto sul listino di Frattura, la presidenza del gruppo dell’IVD, quello abbandonato da Di Pietro, col vantaggio che oggi l’Italia dei Valori, partito ormai in estinzione, almeno in Molise, nella conferenza dei capigruppo, conta il doppio degli altri gruppi politici. Ai gruppi che all’inizio della legislatura erano appena 14 per venti consiglieri si è aggiunto il gruppo misto che ospita i consiglieri Petraroia e Totaro, provenienti dal gruppo PD, e Nunzia Lattanzio, dal gruppo UDEUR. I gruppi con più di un consigliere sono rimasti solo tre, il Pd con Di Nunzio e Scarabeo, il PDL con Cavaliere e Fusco  Perrella, il Movimento 5 Stelle, con Federico e  Manzo; gli altri dodici che dovrebbero rappresentare l’eccezione alla regola, ne contengono uno per ciascuno, cosi che, si fa prima a convocare il consiglio regionale che la conferenza dei capigruppo. Alcuni consiglieri invece di cambiare casacca hanno semplicemente cambiato posto e dalla opposizione sono passati alla maggioranza portando con loro logo e gruppo i quali erano stati creati per la realizzazione di altri programmi e con altre finalità.

Se il consiglio regionale avesse consentito, con l’approvazione della nuova legge, la formazione di due soli gruppi, uno di maggioranza e uno di opposizione, avremmo risparmiato milioni di euro e non avremmo assistito a questo spettacolo indecoroso. Sempre più spesso si sente dire che la democrazia è un valore assoluto per il quale non si possono lesinare risorse, ma cosa ci azzecca la democrazia con la moltiplicazione dei gruppi che gruppi non sono? Perché ogni molisano, ricco o povero che sia, paga, per il funzionamento della democrazia, quattro volte di più di un cittadino lombardo? Mi rendo conto che la ricostruzione del contesto nel quale si fanno le leggi apparirà abbastanza noiosa ai lettori ma credetemi sarà essenziale per capire come quello che viene raccontato come esempio di democrazia altro non è che ulteriore spreco, unito al privilegio.

Dividere l’atomo non è compito della democrazia e nemmeno della politica la quale dovrebbe  invece  occuparsi  di fornire alle  nuove generazioni  strumenti e mezzi  efficaci  alla costruzione di una società inclusiva, più equa e più solidale, non di gruppi monocellulari. Nei prossimi numeri de la fonte, ci occuperemo dei consiglieri regionali e del loro rapporto con le formazioni politiche di provenienza sia esse civiche che partitiche.

domenicodadamo@alice.it

 


da Spazio Aperto

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La Fonte Press

Pubblicato nel quaderno:
n° 140 - giugno 2017
pagina n. 28
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Rubrica: Sisma




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